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verso sangue dal caso

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Mar 25

30. oppure sarò morto

- be’, ci sarà pure un motivo razionale, se ho deciso di rimanere qui. non sono mica pazzo.

- oh, io credo che tu sia solo un provinciale che cerca di giustificarsi con se stesso.

- vacci piano, ragazzo. io ho fatto una scelta. ho deciso di non confondermi col mondo. il mondo va vissuto, anche un singolo pezzo di mondo va solo vissuto. non puoi giocare a nascondino tutta la vita.

- cosa stai dicendo?

- avanti, da quanto tempo non ascolti un disco? viviamo nell’abbondanza, ma abbiamo confuso il senso di questo termine. c’è troppa roba in giro e non ci si affeziona a niente. si confonde l’abbondanza con la diversificazione, con la possibilità di scegliere. l’abbondanza è diventata un mischiare tante cose senza senso, cose che finiscono con l’assomigliarsi l’un con l’altra.

- sembri solo spaventato. eppure hai vissuto, sei cresciuto nel mito dell’abbondanza.

- …e del progresso, mettici pure il progresso. ma mi sembra che adesso i due termini siano in forte contraddizione.

- non si può vivere pensando di dover sempre resistere contro un buco nero pronto a risucchiarti. è resistere, appunto, non vivere. ci dev’essere, ecco, ci dev’essere un modo più… dolce, di stare al mondo.

- sei ingenuo, ragazzo. lo accetto, è giusto così. ma non pensare di schiodarmi da questa roccia. non pensarci neppure.

- ascoltami: ritornerò. e quando sarò tornato, tu sarai cambiato.

- quando tornerai, io sarò cambiato.

- esatto.

- oppure sarò morto.

- oppure sarai morto. sì.

ridono.


Nov 27

140. un vecchio, il mare, il vecchio e il mare

il vecchio posò il libro sul tavolino tondo. davanti aveva la spiaggia su cui andava a pescare da bambino. dentro, aveva ancora la voce del romanzo che aveva appena finito di leggere, in cui c’era un vecchio col suo nome. avrebbe voluto fare il pescatore, anche lui, ma non aveva fatto in tempo. il turismo aveva spazzato via i vecchi pescatori del luogo prima ancora che lui potesse diventare adulto. ma non gli mancava il mare, la pesca con suo nonno, da bambino, e neppure i banchi di piccoli pesci neri che si aprivano a riva quando lui s’immergeva in acqua. gli mancava qualcosa di cui aveva sentito parlare, una volta, da ragazzino.

l’epifania. un concetto che adesso il vecchio non riesce a isolare, affrontare per intero. ma ce l’ha, gli ronza in testa come la canzone lenta e dondolante che suona negli altoparlanti del bar. va tutto bene, pensa. ma non ha nulla da scoprire, forse perché - pensa, poi si blocca. beve l’ultimo goccio del suo drink analcolico. soffia dalle narici, si alza ed esce dal bar, dal lato della spiaggia. torna indietro: ha dimenticato di pagare il conto.

adesso si è tolto i sandali e ha i piedi nell’acqua. è fermo, le mani in tasca, guarda l’orizzonte. suo nonno, suo nonno gli aveva detto che quando il mare è calmo e il sole è alto verso ovest, d’estate, se fissi l’orizzonte a un certo punto lo perdi, si mischia col mare. suo nonno aveva qualcuno a cui raccontare. perciò ogni cosa aveva l’aria di essere una scoperta: ecco tutto. si guarda i piedi, i piedi nell’acqua, il vecchio, e l’acqua è limpida, a quest’ora.