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verso sangue dal caso

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Apr 10

11. l’uomo d’acqua

ci andavano ogni giorno all’alba. montavano sulle loro biciclette con l’armamentario per la pesca e partivano. i due vecchi pensavano che il massimo della loro fortuna fosse rappresentato dall’esser nati lì, nel nord dell’anodinia, dove c’era il lago di abebilene. adoravano quel lago e non avrebbero mai potuto vivere altrove. pescare era stato, nel corso del tempo, un modo come un altro per rimandare delle scelte, riformulare delle decisioni e tenere le donne alla giusta distanza senza comunque renderle inoffensive.

col passare degli anni anche la pesca - il tirar su qualche trota o danio - era diventata nient’altro che una scusa. i due vecchi vivevano per il lago. si sistemavano nel canneto e cominciavano a parlare. parlavano di tutto: politica, geografia umana, trombe del giorno del giudizio, lancio dell’anguria. in mezzo alle canne il mondo non esisteva, erano al sicuro esattamente come due ragazzini che hanno marinato la scuola.

abbandonarono definitivamente la pesca quando spuntò fuori la storia dell’uomo che voleva diventare acqua. era un idiota del paese, loro lo ricordavano bambino, in chiesa, coi denti rotti. doveva esser cresciuto storto, in qualche modo, con questa fissa dell’acqua. così si era stabilito al lago, in attesa di sciogliersi, fondersi, disintegrarsi o qualcosa del genere. i due vecchi dovevano essere incuriositi o inteneriti da questa storia - be’, per qualcuno la curiosità è una forma di tenerezza. così ogni giorno all’alba andavano al lago per cercare l’uomo d’acqua.

ci misero un bel po’, perché il lago era molto esteso. ma un giorno d’estate lo videro. era lì che galleggiava a pancia in su, sul pelo dell’acqua. sembrava morto. di tanto in tanto alzava una mano per scacciare le zanzare. ogni giorno i due vecchi tornavano al lago e lui era là. poi, col tempo, si accorsero che l’uomo era ormai immobile. galleggiava sempre nello stesso identico punto. non sembrava morto. ma neppure d’acqua.

i due vecchi si stabilirono in riva al lago. rimasero lì per settimane. continuavano a parlare degli affari loro, di tanto in tanto gettando un’occhiata all’uomo in mezzo al lago. niente, era vivo e morto allo stesso tempo - i due vecchi, il ritratto dell’invidia.

poi, una notte di settembre - o forse fine agosto, un’incertezza che vale una vita - i due vecchi si addormentarono insieme, per un attimo. plop!, sentirono dall’acqua. alla luce della luna, nessuna traccia dell’uomo. era scomparso. i due vecchi si guardarano, e decisero: che fosse andato a fondo, che si fosse fatto acqua, non l’aveva meritato.


Mar 26

29. bugiardi!

questo signore vecchio e malconcio, vestito di stracci lerci e puzzolenti, distribuiva da anni sacchetti di consapevolezza per le strade di una città del sud. era un lavoro onesto e pagato male, ma andava bene. di tanto in tanto il vecchio apriva uno dei suoi sacchetti e ci guardava dentro. quello che vedeva non gli piaceva. un mucchio di stronzate, inutili e dolorose. ma qualcuno doveva pur distribuirle. poi sputava per terra e continuava a fermare i passanti, offrendo loro due o tre dosi di consapevolezza.

la cosa più umiliante non erano i rifiuti. in effetti, poca gente rifiutava un sacchetto di consapevolezza: a nessuno piace passare per superficiale o indaffarato, quando c’è di mezzo la verità o qualcosa che le assomiglia. per la maggior parte i passanti non davano neppure il tempo al vecchio di spiegarsi, alzando il passo sul marciapiede; peggio, molta gente accettava il sacchetto e poi, dopo un po’, ne rovesciava il contenuto in qualche bidone per il vetro.

preferiva quelli che aprivano il sacchetto all’istante, davanti a lui, e per la rabbia di aver visto le cose esattamente com’erano si mettevano a bestemmiare e rovesciare il contenuto su di lui. oppure quelli che, una volta infilato il muso nell’involucro, sorridevano e ringraziavano. un po’ pochi, a dirla tutta.

una sera il vecchio sentì che era uno dei suoi ultimi giorni su questa terra. faceva freddo e per la strada c’era pochissima gente. forse era natale. dietro l’angolo spuntò una vecchina. avvizzita e lercia peggio di lui, portava anche lei dei sacchetti. il vecchio socchiuse gli occhi e la studiò per qualche minuto. poi si avvicinò e le disse: dunque è colpa tua.

la vecchina distribuiva menzogna. ai passanti però aveva sempre detto di distribuire consapevolezza e che il bugiardo era il vecchio, il quale si spiegava adesso ogni singola reazione dei passanti nei suoi confronti. hai ingarbugliato tutto, disse il vecchio. si accasciò sul marciapiede e sospirò: e io sono troppo vecchio, sporco, e sto per morire.

questa è una bugia, disse la vecchina. e tu sei sempre stato un bugiardo.