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Mar 20

41. il paradiso

siamo morti tutti, almeno una volta nella vita: questo era il nocciolo della teoria del dottor nylon sugli universi parallei. ogni volta che qualcuno muore, in sostanza, la sua morte genera un’universo parallelo in cui quel qualcuno è - per l’appunto - morto. nell’universo del morto, invece, il morto non è mai morto, e la vita scorre eterna e serena; c’è un universo, che è solo virtuale, in cui tutti vivono in eterno, probabilmente, e che con tutta probabilità è ciò che in genere si chiama paradiso.

ora, disse un giorno il dottor nylon parlando con lo sconosciuto, si potrebbe calcolare, in via del tutto teorica, il numero minimo di universi paralleli esistenti, semplicemente calcolando il numero di esseri umani che hanno abitato il pianeta dal giorno della comparsa dell’uomo e che, si suppone, saranno tutti morti almeno una volta nella vita.

perché, va da sé, continuò l’altro uomo nascosto dietro la sua maschera da pulcinella, va da sé che il numero che andremo a trovare sarà solo un numero potenziale: difatti nell’universo parallelo che viene generato dalla morte di un uomo, quell’uomo può morire ancora.

è quel che ho detto: ho parlato di un numero minimo di universi paralleli. ora, signore, potrebbe cortesemente…?, e così dicendo, il dottor nylon fece per togliere la maschera allo sconosciuto, il quale fu più lesto e si scansò.

con calma, disse lo sconosciuto, sfilando lentamente la maschera da pulcinella. e continuando: perché, caro dottore, qui c’è un problema.

il dottor nylon spalancò occhi e bocca.

mi sa proprio che siamo in paradiso.


Ott 25

162. l’anomalia

dopo trent’anni di studi, quest’uomo dalle folte sopracciglia nere è finalmente giunto a una inevitabile quanto innovativa concezione degli universi paralleli. con grande stupore, una nuova teoria lo ripaga del fardello che per così lungo tempo egli si è caricato sulle spalle: non esiste un singolo universo o mondo perfetto, ma solo facendo una media di tutti gli universi esistenti (tendenti a infinito meno un quarto diviso una pillola di trincaldeide fosfato) si potrà avere il cosiddetto mondo perfetto. perché tutti gli universi paralleli conoscibili sarebbero perfetti, non fosse per una e una sola anomalia spazio-temporale che finisce per turbare il singolo equilibrio di ognuno.

ad esempio. in molti universi simili a quello di questo signore ci sono guerre, carestie e piccoli partiti comunisti votati alla litigiosità. ma ciò che rende questi universi imperfetti non è la guerra o qualche altra sventura, non tutto questo insieme, almeno: nell’universo parallelo 3128-a, ad esempio, è il fatto che la gente vada in giro con calzini spaiati a generare, con un complicatissimo quanto perverso meccanismo a catena, guerre, carestie e lungaggini nelle questioni burocratiche. se in quell’universo tutti si votassero all’uniformità in fatto di colore dei calzini, l’umanità sarebbe salva.

l’umanità. ad esempio, nell’universo parallelo 72021-c, l’umanità non esiste. applicando una prospettiva antropocentrica, il nostro signore sa che l’assenza della nostra razza non potrebbe essere di per sé l’anomalia spazio-temporale caratterizzante di un mondo diverso dal suo; eppure è riuscito a definire il motivo per cui l’universo 72021-c non conosce l’esistenza dell’uomo: e ciò è dovuto all’abitudine di certe scimmie di prendere il the in giardino alle 18 piuttosto che alle 17.

altro esempio. nell’universo 45198-z, l’umanità non ha mai conosciuto la guerra. però ci sono altri problemi (sfruttamento dei più deboli, anoressia, enigmaticità di certe espressioni facciali), dovuti a una particolarissima anomalia spazio-temporale: in quest’universo, ogni volta che qualcuno starnutisce, muore.

adesso il nostro uomo ha deciso su quale universo concentrarsi. vuol capire qual è l’anomalia del suo universo e, se possibile, correggerla. così che guerre, violenze varie, discussioni sul cinema giapponese e diarree possano finire una volta per tutte. sono giorni che è chiuso in casa e indaga. intime e improbabili interconnessioni tra fattori politici, storici e geografici lo hanno prima portato a escludere alcune ipotesi: l’anomalia non è il mondo del calcio, e neppure la foresta amazzonica; non il denaro e neppure i cinesi con gli occhi verdi; e, infine, neppure david bowie.

mentre trascrive gli appunti dalla lavagna al suo quaderno, copiando meccanicamente, esausto per il teorizzare degli ultimi giorni, un lampo illumina il volto e gli occhi del nostro uomo: la risposta è sempre stata lì, non si è mai mossa. l’anomalia spazio-temporale del suo universo è proprio in quella stanza, ed ha un nome, un cognome e delle folte sopracciglia nere.