28. la mia stanza vuota
mi piace stare nelle stanze vuote. sì, mi piace molto, è una cosa che adoro. perché così puoi inventarci delle storie, immagino. no, non è questo, però è vero, solo il vuoto si può riempire, e solo se lo si desidera davvero. è questo che vuoi, riempire un vuoto? direi il vuoto, se potessi scegliere. allora è la scelta. nello spazio infinito c’è scelta infinita, tu vuoi solo poter scegliere. io non voglio. non voglio niente. per questo mi piacciono le stanze vuote. un tavolino, possibilmente bianco, tutt’al più. se c’è il tavolino non è vuota, però. sul tavolino non c’è niente. ma se c’è il tavolino, di qualsiasi colore esso sia, non si può dire che la stanza è vuota. be’, se è per questo, se ci sono io, nella stanza, la stanza non è vuota, comunque. l’umanità non parte mai da questo presupposto. non è un presupposto. sì che lo è: un uomo da solo non riempie nulla. non dovrebbe neppure esistere la solitudine, in presenza di un solo uomo, ma l’uomo è un fissato, è compulsivo, ha bisogno di almeno un’altra persona per poter raccontare. sì, ma poi spreca quel racconto per parlare di solitudine. ma tanto tu non ti sentirai solo, nella tua bella stanza vuota. giusto? credo di no. perché a te piace stare nella stanza vuota. se c’è un tavolino, sì. allora va bene il tavolino. ma niente penne. niente penne. e fogli. neppure fogli. tu sei il tavolino, forse? no, dovrei? no, ci ho pensato per un attimo, magari tu eri il tavolino. no, è solo che mi piace stare qui. qui? ci sei già? da molto, credo. com’è? mi piace. sicuro? sicuro. perché? non lo so bene, forse posso costruire. costruire, eh, tu dici costruire, ma magari è solo perché puoi parlare da solo, come adesso. io non sto parlando da solo. e cosa stai facendo? sto dipingendo. cosa dipingi? dipingo il muro della mia stanza. la tua stanza vuota. la mia stanza vuota. e io chi sono? tu sei un muro. solo un muro? non lo so. però puoi scegliere, forse.