il malesangue

| 169 inni, canti, salmi |
da il malesangue in un'altra dimensione
verso sangue dal caso

Post taggati marmo

Mar 24

33. d’acqua dolce

sulla sua lapide il vecchio orson aveva fatto scrivere: cara, non sono un poeta/ ma ho inseguito te/ mia amata cometa. ogni notte, quando riemergeva dall’abisso del suo sepolcro, lo stesso orson si fermava a leggere quei versi, ogni volta pensando di dover cambiare qualcosa, una virgola, un accento, arrendendosi infine all’ineluttabilità del marmo.

attraversava il cimitero, salutava alcuni amici morti prima di lui che non vedeva dall’ultima guerra e si dirigeva in città. la cittadina di stranocaso stava ai piedi della vallata che orson percorreva ogni notte con l’animo di un giovanotto alle prime armi con le donne.

la prima tappa in città era la sua vecchia casa di mattoni e legno. passava attraverso la porta, saliva le scale e si infilava in camera da letto. ogni notte la trovava vuota, così tornava giù e andava in cucina. su una piccola branda c’era sua moglie. orson si fermava per un’ora a guardarla dormire, ogni volta tentato di svegliarla. non appena andava via la donna apriva gli occhi.

orson faceva poi un giro nella piazza dell’orologio a respirare l’aria umida delle mattonelle della pavimentazione di pietra, deviando il suo percorso verso il bar del suo vecchio amico carl, l’unico a cui si era mostrato da morto.

a quell’ora il bar era deserto. sul lungo bancone di legno, residui di patatine, olive e qualche bicchiere vuoto. il solito, diceva orson. quando ti deciderai a passare definitivamente dall’altra parte?, chiedeva carl.

vedi, non mi sento pronto. è come se avessi ancora qualcosa da finire, qui, rispondeva orson. ma sai che non è così, è solo questione d’abitudine, proseguiva carl continuando ad asciugare i bicchieri, di spalle. sono passati, quanti anni, orson?, e tu ti ostini a…

ma tu lo sai come sono morto, carl? lo sai? ero a pesca, giù al lago. sono annegato come un pivello. per inseguire una trota. ma lo sai cos’è che mi fa perdere la testa? le trote si evolveranno, carl. per via dell’inquinamento, diventeranno pesci d’acqua salata. ce le ritroveremo nel mare, un giorno, carl. sarei almeno potuto annegare in mare.

come ogni sera, a quel punto carl faceva intendere a orson che doveva proprio chiudere. facevano un pezzo di strada insieme, poi le loro strade si separavano, ognuno al proprio sepolcro. nell’aria sfumata della notte, orson riusciva a malapena a ricordare i versi incisi sulla sua lapide.