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verso sangue dal caso

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Apr 6

17. io e mio marito

io lo so che mio marito e quel suo amico facevano cose da finocchi ai tempi dell’università. a dirla tutta, all’università ci stavo io. lui veniva a trovarmi nei weekend, era in marina in una città vicino al posto in cui studiavo.

così aveva quest’amico, il nome cominciava per d o per q, non ricordo, e a quest’amico piacevano le poesie e le preghiere. ogni tanto stavano in camera sua e leggevano versi o pregavano, magari stesi sul letto. insieme. me ne vergogno. non so che preghiere fossero, ma di certo non erano le stesse che facciamo insieme adesso, io e mio marito.

io lo so che l’amicizia tra uomini è sempre roba contraffatta. sono sempre pronti a fregarsi l’un con l’altro oppure stanno lì a proporsi strani affari. ma fa lo stesso. non ne vale la pena. c’è sempre qualcosa sotto.

insomma, io lasciai presto l’università. mia sorella era rimasta incinta e fui costretta a tornare in famiglia per dare una mano a mia madre. lui ebbe una promozione e mi raggiunse in paese. ci sposammo.

sì, voi direte: è pieno di roba da finocchi in giro, adesso. e non c’è nulla di cui vergognarsi. non so neppure se mio marito è stato un finocchio, se lo è stato fino in fondo, intendo. conta solo quello che si è al momento, questo dicono le scritture. se sei stato in grado di salvarti e tutto il resto. ma allora io non devo guardarlo, devo smettere di guardarlo mentre mangia, quando torna dal lavoro e tutto il resto. io devo guardare i nostri due figli. sono in gamba. cresciuti bene, e in fretta. non è da tutti. hanno preso una forma tutta loro. c’è da invidiarli.

solo mi chiedo io dov’ero. a quante cose e persone ho detto no, e se al momento sono qui. e se ho fatto bene a fare quello che ho fatto, e se…, e se… certo che ho chiesto a mio marito. lui dice che non ho niente che non va. solo dovrei smetterla di pattinare con le pantofole quando sono in giro per casa a sistemare. dice che sembra che io debba cadere da un momento all’altro. non lo sopporta. dice che gli dà l’ansia.