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verso sangue dal caso

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Apr 9

13. il martire della fede*

questo signore, che potrebbe chiamarsi amilcare quanto annibale, è un martire della fede. stringe in grembo la sua testa, mozzatagli in un altro libro, ed ostenta la sua camicia bianca macchiata di rosso. che sia sangue o meno, non ha importanza: amilcare/annibale aspetta il suo bus. e pensa che proprio nell’aspettare è la fede, già: ma quale?

la testa, nonostante sia pesante e volgare, non lo imbarazza. il signore sa che prima o poi qualcuno si accorgerà di lui e gli proporrà un’avventura. così potrà smettere di interrogarsi sul suo ruolo di martire della fede che, in cuor suo, sa bene di non meritare.

da piccolo c’era questa religione, la fede degli ossessi, con cui lui pure era cresciuto; poche regole ma ferree, da osservarsi a ogni ora del giorno: non accarezzare i gatti, non disquisire, niente tic e cannibalismo solo a un livello puramente metaforico. secondo questa religione, una nebulosa di dei invisibili e specializzati regolava il ritmo e la punteggiatura, ma non il cosmo.

poi erano venuti fuori quegli altri, quelli della fede dei compulsivi; annibale/amilcare si era avvicinato in punta di piedi, limitandosi a un’adesione formale che, secondo le regole di questa confessione, era tuttavia sufficiente per diventare martiri della fede dei compulsivi. la quale aveva poche regole: non accarezzare cani, non dar da mangiare ai presentatori tv, mentire su tutto eccetto il sesso. le divinità di questa fede erano delle sfere arancioni.

adesso, mentre il bus comincia la sua frenata, il signore con la testa mozzata in grembo è quasi certo di aver sciolto ogni dubbio: una nuova consapevolezza gli viene richiesta in quanto martire della fede, non importa di quale, una nuova era può cominciare a patto che lui si converta a nuovi ideali di tiepidezza e silenzio; e nel salire sul suo bus sta già iniziando una nuova carriera, quando un blocco intestinale gli irrigidisce i muscoli e la sua testa rotola per la strada fino a una solitaria pozzanghera.

*cover della tredicesima centuria di giorgio manganelli.