il malesangue

| 169 inni, canti, salmi |
da il malesangue in un'altra dimensione
verso sangue dal caso

Post taggati male

Apr 7

15. la tentazione del bene

- e così il bene è diventato nient’altro che una tentazione. un segreto da raccontare di notte, in lacrime, per indurre pietà nel tuo interlocutore.

- ci saranno delle cliniche per disintossicarsi.

- no, poi verranno quelli che dicono che il bene e il male si sono scambiati l’abito.

- un po’ poco.

- il bene e il male sono solo libertà.

- anche questo è stato già detto.

- sai cosa penso? penso che il male sia il credere che non ci sia più nulla da dire, e il mal di pancia che ne consegue.

- per me il male è il non curarsi di… di… di… il non curarsi, ecco.

- per me il male sono i baffi.

- oppure il finire in tribunale.

- no, il male è qualcosa di concreto. una spiaggia abbandonata.

- oppure chi l’ha abbandonata.

- il male è la fuga.

- sempre?

- il male è chiedersi cosa è eterno e cosa no, allora.

- può essere. oppure ogni cosa che non ti allunga la vita almeno per un giorno.

- il male è l’ingenuità.

- sì, ma quella finta.

- il male sta in teatro.

- gli attori sono il male.

- no, gli attori recitano; può darsi che vengano pagati per mentire, ma anche per dire la verità; la menzogna, quella vera, sta nella mente di chi l’ha pensata e messa per iscritto.

- il male è la sconfitta.

- il male è non vedere più.

- il male.


Dic 16

128. oppio

appena entrato nel locale, il signor nero viene accostato da un cameriere dall’aspetto orientale. il cameriere non dice nulla, solo indica la strada al signor nero. il signor nero si muove tra tavolini e fumo, raggiunge un separè, prima di aprirlo ha un attimo di esitazione. l’odore di oppio e vaniglia nel locale lo soffoca.

sul divano immenso, sotto la luce di un centinaio di piccole candele per terra, c’è il signor bianco, disteso; è attorniato da tredici donne, vestite solo di un velo che copre il corpo dalla cintola in giù; alcune di queste sono alle spalle del signor bianco e lo massaggiano; altre ne massaggiano solo i piedi; altre ancora sono concentrate sull’addome del signor bianco, per cui il signor nero non riesce a capire se il signor bianco sia nudo o meno; quest’ultimo, prima di accorgersi dell’ospite, sta fumando da un narghilé insieme alle due uniche donne di colore in tutta la sala.

ti aspettavo, dice il signor bianco. non è vero, risponde il signor nero. ti sei fatto un bel po’ di amiche, aggiunge. e tu non sei mai stato un moralista, ride il signor bianco. d’accordo, dice il signor nero guardandosi la punta delle scarpe, ma tu devi tornare. non ci penso nemmeno. io continuo a fare il mio dovere, qui, puoi crederci o meno.

avanti, bianco. devi tornare oppure la tua esistenza smetterà d’aver senso. e perché mai?, chiede il signor bianco. forse tu temi per te. perché se io sono qui, se io mi confondo, è la tua esistenza a venir meno, nero. il signor nero contrattacca: e se la mia esistenza trema, quale altra fa vacillare, se non la tua?

a quel punto le donne in sala smettono di ridacchiare e muoversi. a un cenno del bianco riprendono le loro faccende, in silenzio. forse è proprio quello che voglio, dice il signor bianco, a bassa voce, e lascia scivolare il capo all’indietro sul divano, sul grembo di una delle sue donne.