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verso sangue dal caso

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Apr 12

8. e nulla verrà dal nulla

la bottega aveva l’insegna di legno e i mattoni color sabbia. il mondo attorno svaniva, piano, sfumando in una dimensione grigia e informe.

da qualche anno kostner costello lavorava come spazzaparole per una ditta di pulizie. il suo compito era dare una ripulita agli uffici della banca all’angolo della quinta strada. la cosa che preferiva era pulire nei corridoi: se nelle stanze dei dirigenti il pavimento era un pullulare di termini tecnici, nei corridoi c’erano anche delle frasi intere. frasi da poco, dette di sfuggita, che kostner raccoglieva con la scopa e sistemava con cura nel sacco nero. ogni tanto portava qualcosa a casa, del tipo “come va?”, “credo di essermi innamorato”, “la mia vita è puro pulviscolo”.

una sera, di ritorno dal lavoro, kostner costello fermò al solito davanti alla vecchia bottega. trattenne il fiato e trovò il coraggio. nel locale si respiravano anni di storia della levigatura del verso. quasi tutti i poeti che conosceva erano passati da lì. dietro al bancone trovò il garzone, vecchio e piccolo, piegato su un libro, con degli occhialini da piscina che occupavano la parte superiore del suo viso. stiamo per chiudere, disse il vecchio. non le prenderò molto tempo, rispose kostner.

dalla borsa tirò fuori la frase che aveva trovato qualche giorno prima nascosta nel vaso di una pianta nel corridoio. la mostrò al vecchio garzone. “e nulla verrà dal nulla”, sospirò il vecchio. tutto qui?, chiese. vede, noi ci occupiamo di interi poemi. aggiustiamo, levighiamo, limiamo e sforniamo. da duecento anni. lei lo saprà già. eppure viene da me con…

io ho solo questo. vorrei solo che lei lo rendesse speciale, qualcosa di…

…con un verso di lucrezio. questo è lucrezio.

non lo sapevo.

mmm, facciamola breve. non ci sono diritti d’autore sul vecchio lucrezio ed è tardi. per questa volta sarà gratis. ma capisce bene che deve darmi il senso.

il senso?

ascolti. pensi a una canzone. in una canzone c’è la melodia. è un po’ come la trama. ha dei movimenti tutti suoi, quasi mai originali. poi c’è il suono. come suona una canzone. e quello è il senso. il senso di una poesia, di un verso. che suono vuole che abbia questo verso? quello sarà solo suo.

mi sembra che ne abbia già uno.

no, non direi. vede, si può intendere che non c’è più nulla da fare, poiché “nulla verrà dal nulla”. oppure, si può intendere che nulla tornerà nel nulla, ma tutto torna a nuova vita sotto nuove forme.

non saprei. lucrezio cosa ne pensava?

oh, questo non glielo dirò, giovanotto. sa cosa vuol dire? vuol dire che lei deve farsi un giro là fuori. un giro molto lungo. deve farsi un’idea. e quando sarà pronto, allora potrà tornare qui e dirmi cos’è per lei il nulla. potrebbe impiegarci anni.

***

fuori, il mondo sfumava nella neve. una neve immobile e continua, che imbiancava la strada e i palazzi. il cammino era iniziato: al momento, però, kostner guardava il buco nero che aveva in mezzo al petto, come se indossasse dei vestiti invisibili.