26. un filo di fumo
i due pellegrini erano in viaggio da molti anni. non parlavano mai tra di loro. uno dei due diventava cieco ogni tre mesi, poi tornava a vederci. l’altro zoppicava, ma aveva gran vergogna del suo incedere e simulava una camminata elegante.
giunti in un bosco i due pellegrini si ricordarono di una vecchia questione lasciata in sospeso anni prima. cercarono per alcuni giorni - era uno dei mesi in cui il pellegrino cieco ci vedeva e all’altro riusciva piuttosto bene una camminata svelta, ma senza affanno - poi finalmente sentirono alcuni versi. si nascosero dietro un cespuglio. i versi aumentarono d’intensità, poi s’abbassarono di colpo fino a diventare un ronzio, soffice, ma fastidioso.
di notte i versi diventarono delle urla. c’era della gente che litigava. litigavano che sembrava dovessero scannarsi l’un con l’altro, di lì a poco, una di quelle zuffe in cui è inutile mettersi a far da paciere perché chi se le dà deve darsele fino a farsi sanguinare denti e nocche. i due pellegrini rimasero in ascolto.
le voci dibattevano ormai da giorni. parlavano del vento: qualcuno diceva che bisognava soffiarci su. qualcun altro: soffiamoci contro. per qualcun altro ancora bisogna smettere di soffiare. poi presero a parlare della morte, della possibilità di farle causa. e del mare: aspettiamo che evapori, e poi vedrete!, urlò qualcuno.
i due pellegrini aspettarono una notte di luna piena. all’alba del giorno dopo uscirono dal loro nascondiglio e si diressero alla fonte delle voci. era una piccola scatola di cartone, gialla, coi bordi rossi, rovesciata sul terreno tra gli aghi di pino. quando la raggiunsero, le voci erano nel pieno di una discussione sui diamanti. uno dei due pellegrini - non è dato sapere quale - si chinò e sollevò la scatola dal terreno. era aperta da sotto. le voci sfumarono all’unisono in un filo di fumo, che pian piano si sollevò in aria come un palloncino. nel cielo, i due pellegrini osservarono le sagome di alcuni angeli andarsene in pace, un po’ per paura, un po’ per il freddo.