16. in nessun libro
non tossiva, abbaiava. una tosse secca e orribile, venuta da un antro sconosciuto. raymond era convinto che se lo sarebbe portato via. quando si calmava, guardava per terra quello che aveva sputato: erano quasi sempre singole lettere con della saliva verdastra intorno. ogni tanto, anche una sillaba.
anni prima, raymond aveva giurato a se stesso che mai e poi mai avrebbe tenuto un corso di scrittura creativa. non avrebbe mai rivelato a se stesso, cioè, che in quell’attività solitaria e castrante era riuscito a trovare delle regole; regole che fosse possibile persino insegnare a qualcuno al di fuori della sua testa. ma con andre le cose erano andate diversamente; oppure no.
era l’ultima lezione. aspettò andre in poltrona tutto il pomeriggio, tossendo al nulla là fuori e ingoiando le sue pillole. il ragazzino arrivò al solito orario e sistemò i suoi appunti sul tavolo rotondo in cucina, sotto il neon bianco. questi puoi rimetterli dentro, oggi, disse raymond. portò la mano alla bocca e tossì. tutto bene?, chiese andre. poi rimise a posto quaderni, penne e blocchetti.
raymond tornò dopo qualche minuto con un libro con copertina bianca. lo appoggiò sul tavolo e lo tenne ben chiuso con una mano. in piedi, si mise a fissare andre. è l’ultima lezione, andre, e io credo di non averti insegnato nulla, e tu lo sai bene, almeno questo, vero?
no, credo di no, rispose andre.
te lo dico io. non hai imparato niente. perché io non avevo nulla da insegnarti. avevo solo da imparare. non ti ho neppure detto che l’unica cosa che conta è l’illusione; l’illusione che le parole giuste non finiscano mai, o che almeno siano sempre più delle cose spiacevoli che ti accadranno. adesso guarda.
raymond aprì il libro. fece scorrere le pagine. le pagine gocciolavano l’una sull’altra. goccioline di carta e inchiostro finivano anche sul tavolo. l’uomo lasciò il libro aperto più o meno a metà. in silenzio, immerse l’indice e il pollice tra le pagine liquide.
questo è nessun libro, disse raymond, tirando fuori la mano umida. tra l’indice e il pollice stringeva una piccola parola, che si dibatteva annientata dall’ossigeno. andre socchiuse gli occhi e lesse la parola ad alta voce. bene, disse raymond lasciando cadere la parola nel libro liquido. ne prese un’altra e la fece leggere ancora al ragazzino.
io non so se queste sono le parole giuste, probabilmente non lo sono; ma non stava a me cercarle; e questa è un’altra illusione, disse raymond. poi prese il libro, lo mise per terra e infilò prima un piede e poi l’altro. l’immersione durò qualche secondo, finché l’uomo non sparì avvolto da una grande luce.
oppure no; le cose non erano andate diversamente, neppure con andre, e il vecchio raymond aveva solo da esistere ancora.