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verso sangue dal caso

Apr 17

2. il letto in fiamme

compiere sette anni non era stato doloroso come gli aveva raccontato il compagno di banco. gli era sembrato simile a un’operazione chirurgica - quella che avrebbe avuto a settant’anni - attorno alla quale c’è molto clamore ma che si rivela semplice e veloce, senza troppe conseguenze. adesso in casa c’era calma: gli zii erano stati gli ultimi ad andare via e il nonno si era addormentato sulla poltrona davanti alla tv coi baffi ancora sporchi di panna.

nel letto si era addormentato subito. la mamma gli aveva messo il pigiama e gli aveva dato gli auguri per l’ennesima volta baciandolo sulla fronte. la cosa gli aveva fatto venire in mente i baci della sua prima ragazza - che avrebbe avuto a diciott’anni - e lo aveva pacificato. poi si era svegliato intorno alle tre, forse solo perché il letto aveva preso fuoco.

il problema non era il caldo. per la verità non c’era alcuna problema. dapprima rimase immobile, disteso, con la testolina appena sollevata sul cuscino. solo i bordi del cuscino - lo stesso cuscino su cui avrebbe dormito suo figlio, trent’anni dopo - avevano preso fuoco. le lenzuola erano un lago di fiamme. pensava che sarebbe durato poco, come tutte le cose senza spiegazioni, e la cosa lo deprimeva.

una giostra.

le fiamme diventavano più alte, così il piccolo si era messo seduto sulle lenzuola. non riusciva più a vedere il resto della stanza e giocava a passare le mani nel fuoco. essere immortali tocca ai bambini, non si vive al di fuori di quest’età, ed essere bambini è sopravvivere nel mezzo di un incendio.

gli venne in mente il mare. la stessa spiaggia su cui avrebbe tradito sua moglie - a cinquantaquattro anni, con una ragazzina - e pensò a tutte le balle che la gente racconta sull’acqua come elemento naturale per i bambini. e questo cos’è, allora?, pensò.

fin quando la mattina dopo suo padre non lo svegliò. disse che non sarebbe andato a scuola, ma non fu questo a colpire il piccolo, quanto il tono con cui lo aveva detto. gli venne in mente un bambino di sette anni che avrebbe conosciuto vent’anni dopo, e che gli avrebbe detto: non alzare mai la voce con me.


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