4. il guinzaglio
svoltato l’angolo, prese per il cortile. si fermò per aprire il cancello. la bestia al guinzaglio sbuffava. i vicini continuavano a spiare da dietro le tapparelle. la bestia era davvero brutta, e chissà cos’avrebbe combinato se lui le avesse tolto il guinzaglio, un giorno o l’altro.
l’ultima donna era andata da tredici anni. gli ultimi sussulti per una qualche idea politica, sportiva o religiosa, ancora prima. l’uomo era rimasto da solo e aveva deciso che il suo obiettivo era trovare il modo di rimanerci, solo. un giorno che tornava dal fiume trovò il bastardino sul bordo della strada. sembrava un cane o un procione rossastro. ma aveva due code, il petto di un rettile e un terzo occhio sul collo. un’aria furba e fiera.
portarlo a spasso fu un problema solo per la prima settimana. l’abitudine fece il resto. i vicini tentavano di non essere troppo invadenti. solo la signora che abitava all’angolo, una volta, chiese all’uomo se quella bestiola al guinzaglio fosse un’aspirapolvere.
una sera arrivarono anche gli sbirri. doveva averglieli mandati la famiglia che abitava nella casa accanto. erano nichilisti e sapevano che lui non li sopportava. gli sbirri gli chiesero se quella bestia fosse regolarmente registrata. lui disse che non c’era alcuna bestia.
la solitudine è tale solo se puoi raccontarla, pensava l’uomo, e la bestia ascoltava.
faceva anche le fusa: consistevano nel rilasciare succhi gastrici sul letto attraverso una valvola pilorica che sporgeva dal petto di rettile.
quando la bestia morì, l’uomo comprese che la bellezza può avere o non avere termine, durata, e che la storia della sua intera esistenza era una storia disabitata in cui c’erano solo mobili con dei teli impolverati sopra.
l’uomo decise di farsi seppellire con la sua bestia, perché è tipico degli animali non abbandonare mai il proprio padrone - senza che la cosa necessiti di una qualche spiegazione economica. solo che l’uomo era vivo. e ancora riposa murato insieme al demonio a casa sua, tra il soggiorno e il giardino, ancora in ascolto quando il vento soffia tra i rami dei platani.