il malesangue

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verso sangue dal caso

Apr 8

14. non è il vento

quest’uomo dal nome impronunciabile, con una pallina di grasso sulla lingua e una smodata passione per gli omicidi potenziali, è un ottimo romanziere ma anche un adulto fatto e frustrato. da tempo è convinto, a torto, di sprecare troppo tempo in attività che lo obbligano a mettere da parte la sua personalità (uno strano miscuglio di orgoglio, riservatezza ed estremismo politico) in favore di un interesse superiore per l’umanità intera.

l’uomo dal nome impronunciabile ha dunque deciso di mettere tutto se stesso nel suo prossimo romanzo; avendo perduto la speranza di poter misurare il suo carattere con la vita reale, crede di poter dare spazio al suo io in una delle sue storie; così inizia a scriverla una sera in cui il mal di denti non concede tregua.

l’incipit del nuovo romanzo, dopo due o tre stesure, è perfetto, e recita più o meno così: cosa ti ha curato? ora che sei a uno, due, forse anche tre passi da quello che solo ieri avresti scrutato come baratro, ora che assapori il frutto di una strada non battuta dal vento di ieri, ora che non è più il vento… qui l’uomo dal nome impronunciabile si ferma. ha davanti un giallo, forse un’avventura per i sette mari, oppure una guida alle dipendenze moderne.

non è la materia del nuovo romanzo che l’affligge, ma le possibilità dell’io. da un momento all’altro l’uomo dal nome impronunciabile sente di avere una grande responsabilità. e se quell’io che suppone - a torto - in catene nella vita d’ogni giorno, adesso, liberato da quella contorta supposizione di libertà che è la fantasia, divenisse incontrollabile? se, cioè, trovasse finalmente il coraggio… il coraggio di far cosa? se diventasse egli (esso?) stesso uno spiraglio, un sussurro, un auspicio? la materializzazione di sbuffi, scrollate di spalle e - perché no - omicidi?

tentato, l’uomo dal nome impronunciabile sceglie la via della responsabilità. spegne il computer su cui sta scrivendo da tredici notti. sospira. beve da una tazza di latte con del miele caldo, tira su col naso e, infine, si guarda attorno: sul tavolo una penna e una risma di fogli bianchi, lo spiraglio ancora in agguato.