18. teoria della crociera
tanto tempo fa ero in un angolo. un vicolo, intendo. prendevo tempo, forse lo perdevo: non ricordo. uno di quei momenti in cui ogni cosa sfuma attorno a un singolo principio. che pure non afferri. riflettevo sul principio o teora della crociera. sì, pensavo ai bar e alle sale da gioco sulle navi da crociera. e all’aiuole. alle hall immense e ai bagni turchi su quelle imbarcazioni. e le piscine!, le piscine su una cosa che sta sul mare! insomma, finii col cadere nel tombino di quella maledetta strada in cui mi trovavo.
non so dove mi trovo adesso. non lo so proprio. c’è della sabbia attorno a me. potrebbe soffocarmi. sono sbucato qui da un tunnel collegato al tombino, suppongo. sono atterrato nella sabbia. dopo un po’, mesi o forse anni, la sabbia ha cominciato a muoversi. ho provato a nuotarci dentro, tra i granelli infiniti. il posto in cui mi trovo ha dei muri di vetro che curvano verso il basso. sono tornato al centro, dove la sabbia scende in un mulinello. sono arrivato sul fondo e ho trovato un altro buco. mi ci sono infilato e sono caduto su dell’altra sabbia. anche qui, muri di vetro, che curvano però verso l’alto. la sabbia del posto in cui ero prima mi cade addosso. mi soffocherà, immagino.
non lo so proprio dove mi trovo. mi piace dire che mi trovo nel tempo. la cosa mi fa ridere. perché non posso dirlo a nessuno, e comunque non ho appetito né fame. penso alla teoria della crociera a tutti gli espedienti di cui è capace l’uomo - una piscina, una piscina sul mare!, qualsiasi cosa pur di dimenticarsi di essere su una nave!