23. l’altra notte in tv
stanotte ho fatto una cosa che non facevo da tempo. ho guardato la tv, lasciandomi guidare dal suo flusso di immagini colorate: mi sono arreso a una forza più antica di me. in questa casa siamo in cinque ed è difficile ottenere il controllo completo del telecomando. non era neppure ciò che volevo. volevo solo starmene accuciato sul divano, senza dormire, con qualcuno che decidesse per me.
da piccolo mi succedeva spesso. rimanevo attaccato sul canale musicale per ore. era un mondo colorato, fuori il cielo dei pomeriggi invernali o comunque bicolore, un cielo lontano dal mondo, quello vero, o finto, della tv e dei ragazzi e delle città più grandi. nella tv c’erano questi cantanti colorati, c’erano i neri - e qui non è che se ne siano mai visti molti, di neri.
allora l’altra notte ho solo preso in consegna la tv da mia sorella. non ho neppure cambiato canale. c’era un film. un film stupido, credo, almeno secondo i miei criteri abituali. la trama inciampava in due o tre punti sul romanzesco, che poi è come dire ridicolo, di questi tempi; ma c’erano questi tizi dei quartieri popolari che erano assolutamente credibili. i costumi, e gli attori - non so come facessero, ma era tutto più simile alla realtà del solito. persino le ciocche ossigenate dei personaggi femminili. e la mamma, una donna tenera e volgare al tempo stesso come certi bulli di periferia.
ho passato due ore al riparo dalla realtà grazie al flusso magico e colorato di quel marchingegno poco sofisticato di deliberata finzione che è la tv. troppo colorato per esser confuso con la realtà. due rette parallele non si incontrano mai: come stare sotto un ombrello mentre fuori non piove.