27. zucchero
la storia continua grossomodo così.
in giro c’era una gran paura, giustificata o meno che fosse la gente cominciava ad approfittarne. degli avvoltoi volavano bassi appena fuori città. voglio dire: neppure loro si avvicinavano troppo. lui era uscito a comprare dello zucchero. a casa aveva trovato la base della grossa busta di zucchero bucata, aveva pensato ai topi, poi aveva visto i lombrichi attaccati sul dorso della busta. una cosa che non sopportava erano i lombrichi. o i millepiedi. allora era uscito.
al supermercato si era sentito molto stupido. e solo. andare fin lì solo per una busta di zucchero. ma mentre era in fila aveva ripensato a quelle fotografie di solitudine - c’erano solo mani e piedi, molto belli, di donne magrissime, nient’altro - che la gente scambiava in giro, per la strada, al cinema, al chiuso, sempre sorridendo, e aveva pensato che lui era diverso. be’, non sapeva se era o si sentiva diverso. ma sapeva di avere dio dalla sua parte.
dopo il supermercato aveva assistito a una rapina. era rimasto immobile. c’erano degli uomini armati da una parte e dall’altra. non era riuscito a capire quali fossero i poliziotti. non sarebbe stato di grosso aiuto, né da una parte né dall’altra. già, ma quale dio, dalla sua parte?
c’era questa storia della religione, o della fede. ci aveva pensato salendo le scale. davanti al portone del suo appartamento, sul pianerottolo, c’era un quadro di gesù, in croce. non era giusto. la religione doveva dare delle risposte. non doveva emettere condanne, nemmeno all’indirizzo di dio. ma la religione è fatta solo per porre domande, glielo aveva spiegato il parroco, da piccolo.
poi era entrato a casa e si era steso sul materasso. non aveva sistemato la busta dello zucchero nella credenza - non ricordava neppure se l’aveva gettata, quella coi lombrichi. si era solo steso, aveva strappato la parte superiore della busta di carta e aveva cominciato cominciato a succhiare lo zucchero dalle sue dita sempre più umide di saliva e impiastricciate di zucchero.
oh, sì. i lombrichi.