31. corsa a ostacoli
era letteralmente andato fuori di testa quando lei gli aveva spiegato i suoi piani per il futuro. non aveva alcuna intenzione di andare ad abitare con lui nella città in cui lei si sarebbe trasferita a breve per seguire il lavoro. lui non sarebbe più potuto andare con lei.
prima era rientrato in auto e aveva messo le sicure. lei era rimasta a guardarlo seduta sulla panchina. dietro ai vetri della macchina, appena macchiati dalla pioggia di qualche ora prima, poteva vedere il muso imbronciato di lui. sembrava un bambino e un po’ la cosa faceva sorridere. ma ripensava alle sue parole: così io sono un ostacolo, aveva detto, così le era anche passata la voglia di guardarlo.
poi lei si era avvicinata e aveva provato ad aprire lo sportello dell’auto. aveva bussato sul finestrino. lui aveva messo in moto ma era rimasto fermo a scaldare il motore, guardando ancora in avanti, verso la panchina, mentre cominciava a sentire un bruciore alla bocca dello stomaco. lei aveva bussato più forte. intanto aveva ripreso a piovere.
aveva inserito la retromarcia e se n’era andato, con lo stomaco in fiamme: nello specchietto retrovisore solo un’occhiata, l’aveva vista ripararsi sotto un albero. pioggia incessante, e ingiusta.
arrivato sul punto più alto della città, vicino al castello, si era messo ad annusare l’aria umida di pioggia e il profumo del terriccio bagnato. aveva rilassato i muscoli della pancia, liberando l’aria che gli infiammava lo stomaco. poi aveva aspettato che smettesse di piovere, era uscito dall’auto e si era messo a fumare una sigaretta dietro l’altra seduto sul cofano. ripensando ai mille stupidi lavoretti con cui si era mantenuto fino ad allora e al nulla cui comunque sarebbe andato incontro seguendo lei nella grande città. continuò a scoreggiare in solitudine.
un grande senso d’impotenza misto a una rabbia senza alcuna forma. un telo nero che pian piano si srotolava sulla città in basso, e poi i primi lampioni, come lucciole. solo la certezza che anche lei, laggiù da qualche parte, doveva essersi concentrata sul nulla degli anni passati assieme, per uno e un solo istante.