34. il supremo lettore
in genere cominciava così: posava il libro sul comodino e da lì per qualche giorno ne osservava la copertina. questo era il processo di avvicinamento, che finiva quando si decideva a sfogliare il libro, un po’ a caso, per poi concentrarsi sull’incipit e sull’ultima parola all’ultima pagina. per qualche ora si metteva a pensare a come potessero essere collegati quell’incipit e quella ultima parola. poi, finalmente, cominciava la lettura. la prima sera - lui leggeva sempre in piedi, di sera - assaporava soltanto le prime pagine. il vecchio segnalibro di stoffa lo infilava solo una volta giunto a pagina 50. quando, cioè, scattava la sensazione di essere immerso nel lago della lettura, quando era davvero dentro al libro. non funzionava per tutti i libri. ma, in genere, quando funzionava, la lettura si fermava a qualche pagina dalla fine. non per un generico senso di attaccamento, malinconia o nostalgia causato dalla perdita dei personaggi di una storia. era proprio un blocco. l’attenzione svaniva, non riusciva a terminare la lettura. la materia di quel lago di parole era già stata acciuffata. che senso aveva prosciugarlo?
per questo metodo di lettura, nel 1976 edi magnolia vinse il segnalibro d’oro come Supremo Lettore dello stato d’anodinia. il premio lo rese immortale.
duemila anni dopo edi magnolia incontrava l’ultimo bambino sulla faccia della terra. il bambino era seduto sul ciglio del marciapiede di una strada deserta e aveva un libro con copertina bianca in mano. edi chiese: che fai?
non riesco a capire come funziona. cosa dovrei farci, rispose il bambino.
edi lo vide girare e rigirare l’oggetto tra le mani, aprirlo a casaccio e tenerlo a rovescio davanti agli occhi. potresti leggerlo, disse.
leggerlo? perché?, chiese il bambino.
dentro c’è una storia, disse edi.
una storia?
dovrebbe esserci, sì.
cos’è una storia?
uhm, hai presente nei film?
cosa sono i film?
li davano in tv.
cosa c’entrano tv e storie?
be’, in quel coso che hai in mano, le storie dovrebbe essere messe per iscritto. ma non sono proprio dello stesso tipo.
e tu ne hai mai scritte?
ho tentato. ma non sono uno che le scrive. tentando, però, ho imparato a leggere. sono un uomo troppo stanco per fare dei buoni libri. ho solo vinto un premio, per altre catastrofi.
silenzio.
l’uomo andò via, nel muto e nella polvere dell’attesa e del futuro.