37. un giorno dopo
vede, madame, tutto è cambiato, tutto - e non è meglio e non è peggio: è solo cambiato, esordì il vecchio. eppure io e lei ce ne stiamo ancora qui, lei a crogiolarsi davanti al mio corpo nudo e io a perdermi nei suoi sorrisi. in effetti, la donna continuava a osservare il pene dell’uomo, peperone avvizzito, protesa in avanti nel letto, le mani sotto il mento a sottolineare un sorriso minuscolo: una noce.
il giorno dopo l’intera razza umana si era estinta. nella casa era rimasto solo il vecchio uomo, il quale comprese subito com’erano andate le cose non appena risvegliatosi da un sogno in bianco, nero e viola. l’uomo andò in cucina, prese del succo d’arancia dal frigorifero ed espresse un solo desiderio che doveva avere a che fare in qualche modo con la possibilità di condurre una vita sana.
il giorno dopo ancora l’intera razza umana si era estinta, nuovamente, ma nella casa c’era solo la donna. si svegliò di soprassalto, doveva avere avuto un incubo o un leggero malore nel corso della notte; si alzò e tossì fino alla cucina, dove ogni cosa giaceva in rovina. il tavolo in formica era riverso per terra; il frigorifero aperto, vuoto e ricoperto di polvere. la donna camminò sulle assi di legno del pavimento per alcuni minuti, descrivendo nella cucina un percorso certamente insensato. di tanto in tanto sentiva le piante dei piedi nudi bucate dai pezzi di vetro in terra, ma non provava dolore; solo, a un certo punto, sedette per terra e iniziò un pianto artificiale, di lacrime invisibili, che a ogni centimentro percorso rendevano invisibile anche ogni cosa toccata, fino a disegnare, poco alla volta, uno dei tanti nulla cui siamo abituati.