38. altri uomini
allora, cosa ti ha detto di me il tuo nuovo amico?, chiede l’uomo. lei sorride. dice che sembri vecchio, risponde, e così dicendo allunga una mano sulla guancia dell’uomo, l’accarezza. il gesto rende inutile la domanda successiva dell’uomo, che però non riesce a trattenersi: siete già a questo grado di complicità? lui può già permettersi con te di sbilanciarsi in giudizi cretini su tuo marito?
la donna pensa di avere un disperato bisogno di amicizie, amicizie nuove, che siano aria fresca, in fondo, anche per la sua relazione con suo marito; e sa bene di non poter fare neppure a meno dell’uomo che adesso è dentro di lei, e che sta per finire la sua corsa sui suoi seni e sulla sua pancia. in tutto, nella vita di questa donna, ci sono tre uomini; tre uomini le cui vite scorrono separate, in fondo serene, alimentate l’una, inconsapevole, dall’altra, e dall’altra ancora.
è solo un amico, risponde lei. per un attimo non sa bene con chi sta parlando: di colpo i suoi occhi tornano sulla fotografia che l’uomo le sta mostrando; nella foto c’è lei, sullo sfondo un lago immenso e, dietro il lago, una montagna. la donna non riesce a ricordare quando ci è stata, e con chi.
nessuno dei tre uomini ha mai pensato che la donna sia mai stata a letto con più di uno di loro nello stesso giorno; e cioè che abbia lasciato qualcosa di qualcuno di loro a un altro, come una porta dimensionale per altre vite; nessuno di loro ha mai posto la domanda giusta alla donna.
sì, sì, sono qui, scusami, mi sono distratta un attimo, dice la donna. l’uomo, forse suo marito, è sulla difensiva, l’aria di chi potrebbe attaccare da un momento all’altro. stavo solo sbadigliando, si scusa la donna, prima di girarsi dall’altra parte.