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verso sangue dal caso

Mar 20

42. ignoranza da seduto

conformarsi al linguaggio dei suoi alunni, scegliendo di tanto in tanto di scendere fino a usare termini che lei stessa aveva abbandonato dalla sua infanzia: una scelta pedagogicamente mirata a conservare il proprio equilibrio psichico, nient’altro. così, quando mira sorprese uno dei suoi alunni a sputare sui capelli della compagna di banco, si trovò a urlare dalla cattedra: smettila, ritardato!

la metamorfosi linguistica della maestra ghiacciò per un istante l’intera classe. poi i bambini ripresero col baccano e anche il piccolo con la lingua veloce riprese a sputare sui capelli e sul grembiule della bambina seduta accanto.

non era rimasto nulla dei corsi di formazione, di scrittura creativa e teatro per l’infanzia; delle macerie su cui lavorava ogni giorno, mira aveva pure un certo imbarazzo a parlare con suo marito, in qualche modo coinvolta; adesso si interrogava sul limite, sulle modalità e sui tempi con cui sarebbe accaduto: quando, cioè, avrebbe iniziato a svolgere il suo lavoro come un’impiegata qualunque, arresa e piegata all’inutilità dell’insegnamento, quando sarebbe sopraggiunta la noia e la disillusione verso il cambiamento.

guardando il piccolo nicola, che a stento riusciva a comprendere la differenza tra la terra e il mare su una cartina geografica, mira pensò, un giorno verso la fine della scuola, che a tenerli seduti nulla avrebbe guadagnato, se non un esercito di soldati, ignoranti, solo ordinati; e che forse, a tenerli in piedi, a mangiarsi il cranio l’un l’altro come selvaggi, avrebbe almeno potuto ammirare il futuro.