136. in questa stanza
in questa stanza siamo in tredici. tutti figli e fratelli l’un con l’altro: qualcuno di noi ha ucciso, qualcun altro ucciderà, non desideriamo nulla che non sia uscire di notte in cerca d’amore. suoniamo cornamuse e organetti e ci accoppiamo solo all’alba con le segretarie dei nostri genitori. siamo dei pirati sanguinari, perciò crediamo in un avvenire migliore. a chi chiede perdono, noi offriamo sconfitta; tuttavia, seppur con una certa agitazione, parliamo solo di marce, marce che siano trionfali.
abbiamo ucciso finora due presidenti, un bue, tre ciarlatani, due allevatori di visoni, un parvenu, un decisionista, tre monaci glabri e un’esistenzialista americana. non ci fermeremo finché la giustizia dei senza-nome non avrà trionfato e il pavimento di questa stanza non sarà stato mondato dall’eco dei nostri psicologismi. noi non abbiamo passato, perché non abbiamo domande.
quanto al presente, esso non dimostra alcun incedere: perciò non ci curiamo della sua dignità; il presente per noi è il movimento dei nostri passi in questa stanza, in cui viviamo schiacciati l’un sull’altro, poiché nella ristrettezza dello spazio è l’unico presente che riconosciamo; ed è questo il monito che ci ricorda di pensare all’essenziale, quando si tratta di agire.
in questa stanza siamo in tredici. non è per il sangue che scorrerà sotto le nostre lame, non è per quello che colerà dalle nostre dita né, infine, per quello che laveremo dalle nostre vesti finché saremo giovani e faremo ancora polvere di ogni estate; ma per l’amore che, di notte, ci muoverà per queste strade.